Le Marche ed i rischi di diffusione dell’illegalità connessi alla fase 2
 

 
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Giuseppe Santarelli - Segretario regionale Cgil Marche

 

Le Marche ed i rischi di diffusione dell’illegalità connessi alla fase 2
 

Ancona, 24 aprile 2020 - Si sta avvicinando a piccoli passi la fase 2 dell’emergenza, quella più delicata e foriera di minacce per la salute dei cittadini e dell’economia.
E’ legittima e comprensibile la necessità di affrettare la ripartenza ma i rischi di un’eccessiva foga nella fase di riapertura delle imprese e delle attività economiche sono veramente molti e varrebbe la pena soffermarcisi a ragionare un po' più attentamente, sopratutto in una regione come le Marche che più di altre deve correre per recuperare una crescita ed uno sviluppo che sconta ritardi diffusi rispetto ad altre parti d’Italia.
In molti in questi giorni continuano a ripetere che non torneremo più come prima, ma il vero concreto rischio è che potremmo diventare peggio di prima e potremmo assistere ad un vero e proprio arretramento nei diritti per molti lavoratori, sia dipendenti che autonomi, e per molti cittadini. Pensiamo solo a cosa può significare garantire la sicurezza in tutto il sistema delle piccole imprese, che nelle Marche sono la maggior parte, o lungo la filiera degli appalti e subappalti.
Da più fronti si chiede uno snellimento delle procedure burocratiche e in questi giorni sono tornati gli appelli alla modifica o alla sospensione del codice degli appalti, che per qualcuno rappresenterebbe un freno allo sviluppo, ma sappiamo invece che si vuole approfittare dell’emergenza per far saltare le regole e premere sull’acceleratore del profitto a tutti i costi e senza norme.
Già il Governo ha disposto la sospensione del DURC negli appalti e c’è il rischio di un’ulteriore sospensione allungata fino a settembre 2020, ciò significherebbe per molte imprese non dover dimostrare, per partecipare a gare d’appalto, la regolarità contributiva del lavoro per i mesi successivi ad agosto 2019.
Il dibattito pubblico invece frena sulla possibile e necessaria sanatoria e riemersione dei migranti irregolari, punto invece indispensabile per perseguire la strada della legalità e dello sviluppo sano di molti settori dell’economia oggi sommersi anche nelle Marche e per sottrarre linfa vitale a mafie, caporalato e sfruttamento generalizzato. Non riguarda solo l’agricoltura, ma settori come l’edilizia, il lavoro domestico e come abbiamo visto dalle risultanze delle ispezioni degli anni scorsi anche del settore industriale manifatturiero, sopratutto nella catena degli appalti e del turismo.
Vanno contrastate e affrontate con aiuti ed interventi non a spot tutte le povertà crescenti che rischiano di aumentare sempre più e coinvolgere settori e famiglie che prima d’ora avevano sbarcato il lunario ma che erano al limite della soglia della povertà stessa.
Qualche giorno fa sulla stampa il Procuratore Generale Sergio Sottani, metteva in guardia sui rischi della fase che ormai è alle porte, denunciando come l’immissione di liquidità nel mercato potesse mettere in moto la criminalità organizzata e l’emergere di un pericolo marcato di infiltrazioni mafiose nel tessuto economico e imprenditoriale già martoriato dalla crisi.
Anche il Direttore regionale dell’Inps ha parlato ieri di lavoro nero e di una possibile platea di 70mila persone nella nostra regione, tema assolutamente connesso alla povertà e ai rischi che questi soggetti in difficoltà, se non adeguatamente supportati dallo Stato, possano rappresentare un terreno fertile per le mafie e per i soggetti dediti ad attività illecite.
La Banca d’Italia non più tardi della fine del 2019, in uno studio, aveva indicato le Marche tra le regioni con le maggiori anomalie nell’uso del contante e segnalato che l’economia non osservata rappresentava il 15,4% dell’intero Pil regionale ed il lavoro irregolare il 4,6% del totale del lavoro.
Pensiamo a come tutto ciò possa avere implicazione con l’enorme tema della ricostruzione post-sisma, sostanzialmente ancora ferma alla fase iniziale e con le caratteristiche di un’economia fragile e scarsamente innovativa rispetto alle locomotive dello sviluppo nazionale ed europeo.
Su questi argomenti, pesanti come macigni, non possono essere tollerate leggerezze e non può essere sottovalutato nulla in nome della indispensabile ripresa e del profitto, perché da questa emergenza, che avrà riflessi a livello mondiale, anche la nostra regione non ne esca peggiore di prima; la Cgil sarà in prima fila per ricostruire e programmare il futuro ma come sempre sarà inflessibile nel denunciare e combattere ogni abuso ed ogni atto illegittimo.