Assunzioni e cessazioni Marche gennaio – ottobre. Accelera la precarietà in un contesto di crescita dei contratti attivati

CGIL Marche   IRES Marche  Assunzioni e cessazioni Marche gennaio – ottobre.  Accelera la precarietà in un contesto di crescita dei contratti attivati  L’analisi dei dati dell’INPS, elaborati dall’IRES Marche relativi al periodo Gennaio-Ottobre 2017 conferma l’andamento degli scorsi mesi: aumentano le assunzioni ma diminuisce il saldo tra assunzioni e cessazioni dei contratti a tempo indeterminato. L’insieme dei contratti di lavoro dipendente che comprendono i tempi indeterminati, a termine, apprendistato e stagionali è in aumento rispetto allo stesso periodo dei due anni precedenti: basti pensare che nel 2015 le assunzioni complessive erano 135.986 unità poi diminuite l’anno successivo a 129.599 unità ed aumentate a 176.843 unità nel 2017. L’incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale dei contratti dal 2015 al 2017 è diminuita dal 23,4% (del 2015) al 10% (nel 2017) mentre la percentuale dei contratti a termine nella nostra regione ha superato la soglia del 73% confermando l’andamento dell’anno 2017 dove la precarietà risulta essere la regina delle forme di lavoro. L’incidenza del saldo dei contratti tra assunzioni e cessazioni, rispecchia quanto detto in precedenza. Incredibile il confronto tra i tempi indeterminati e i tempi determinati dove si può notare che il saldo dei primi rimane negativo da tre anni pur migliorando dal 2016 (-49,1% nel 2017, contro -77,8% del 2016); mentre le assunzioni dei tempi determinati sono più del doppio delle cessazioni confermando l’andamento dello scorso anno (+130,7% del 2017 contro il +153,6% del 2016). Le cessazioni si attestano a 152.008 unità e aumentano rispetto all’anno precedente del 30.9%. Le cessazioni solo dei contratti a termine aumentano del 43.3% rispetto al 2016 e quelle dei contratti a tempo indeterminato si attestano quasi a 30.000 unità. Gli ultimi dati analizzati in questo report riguardano i contratti a termine e apprendistato trasformati in contratti a tempo indeterminato, anche in questo caso le variazioni percentuali rimangono negative e in crescita. 

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