Le stragi di Lampedusa: occorre agire subito

Selly Kane – Segreteria Regionale Cgil Marche   Apprezziamo la sensibilità e l’attenzione che il Presidente della Regione Marche, Spacca, ha dimostrato a seguito della drammatica vicenda che ha visto centinaia di migranti morire ancora una volta nel mare Mediterraneo. Purtroppo, questi ultimi morti, donne, uomini, bambini, vanno ad aggiungersi agli oltre 20.000 accertati nell’ultimo decennio. Sono l’esito del completo fallimento delle politiche sull’immigrazione attuate in Italia e in Europa, politiche esclusivamente securitarie ed emergenziali. In particolare, in Italia, l’assenza di un governo lungimirante e responsabile di un fenomeno ampiamente strutturale e globale, quale l’immigrazione, ha comportato una crescente lesione dei diritti fondamentali e costituzionali dei migranti extra-comunitari, alimentando paura,  razzismo e conflitti sociali. Norme come la legge Bossi-Fini, il “pacchetto sicurezza”, universalmente  riconosciute come anticostituzionali, in quanto fortemente discriminatorie, hanno riportato l’Italia nuovamente all’epoca delle leggi razziali, di cui pensavamo di essercene liberati. E, non solo, anche chi  vuole salvare persone che stanno affogando in mare, secondo questi leggi barbare, rischiamo la condanna penale. L’introduzione del reato di clandestinità previsto nel “pacchetto sicurezza” del 2009 prevede la reclusione in carcere per le persone extra-comunitarie per il solo  fatto che non sono provviste di un titolo di soggiorno valido. Questo ha peraltro contribuito in maniera importante al sovraffollamento delle carceri, con i disagi e i costi per l’intera collettività, che ne conseguono. Teniamo a ricordare che, per di più, l’Italia, in contrato con la nostra Costituzione e con le Convenzioni internazionali, non ha mai emanato una legge sul diritto di asilo. Se è vero che è l’intera Europa ad innalzare muri contro persone che scappano da guerre e disastri, è pur vero che l’Italia, proprio per le leggi specifiche che si è data,  è il paese che accoglie il minor numero di profughi e usa i finanziamenti europei non per attuare interventi di accoglienza dignitosa ed inclusione, ma per istituire e mantenere “centri di identificazione” che ci fanno vergognare di fronte al mondo. Una quantità enorme di denaro viene destinato dall’Italia e dall’Europa per assoldare ed arricchire un numero crescente di agenzie private per il respingimento alle frontiere, come Frontex che si è visto aumentare di 15 volte il proprio budget che nel 2005 era di 6,3 milioni di Euro! E stiamo parlando solo di una di tali agenzie! Tali ingenti risorse dovrebbero essere destinate ad istituire corridoi umanitari per i profughi e contrastare la tratta degli esseri umani.  L’idea del Presidente Spacca di inserire il tema dell’immigrazione e dei profughi nel Programma della Macroregione Adriatico-Ionico potrebbe essere un fatto positivo se all’interno di quest’area fossero presenti i paesi del Mediterraneo – Medio Oriente ed Africa – coinvolti nel dramma dei profughi e se si lavorasse per il raggiungimento degli obiettivi previsti dal Programma della Macroregione, che appunto ad oggi riguardano la cooperazione per lo sviluppo sostenibile delle popolazioni transfrontaliere di paesi quali l’Italia, l’Albania, la Grecia e l’ex Jugoslavia. Data la portata di questo tema è indispensabile condividere le priorità e le azioni con tutti gli attori istituzionali, economici e sociali. La Macroregione può diventare uno strumento anche per sviluppare politiche di “governo” del fenomeno dell’immigrazione, di cui, appunto, sia l’accoglienza nel nostro paese che le politiche di cooperazione sono elementi fondamentali. Come ha ricordato il Presidente Spacca, la Regione Marche in questi anni ha realizzato interventi a favore dell’inclusione sociale degli immigrati che ci hanno consentito di essere una delle regioni in Italia con grande capacità di integrazione. Tali interventi vanno continuati e potenziati, dato che abbiamo risorse e know-how  per farlo. Ricordiamo che la Regione Marche, tra le prime in Italia, nel 1998, ha promulgato una legge sui diritti degli immigrati  includendo tra i beneficiari anche i rifugiati e gli apolidi, e che, prima in Italia, dal 2001, ha un Osservatorio sulle Diseguaglianze nella Salute, punto di riferimento per le politiche nazionali sulla salute dei gruppi svantaggiati, tra cui anche gli immigrati. Pertanto come CGIL riteniamo utile aprire dei tavoli di confronto per l’individuazione delle aree prioritarie di intervento e per condividere azioni specifiche da implementare e monitorare in modo da essere in grado di affrontare al meglio i problemi contingenti nonché di prospettiva che la drammatica situazione, locale e globale, ci  impone.      

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