Spending review – Lavoro pubblico – Blocco del turn-over ed esuberi Quali ricadute nelle Marche ?

Alessandro Pertoldi – Segretario Regionale FP Cgil Marche  Spending review – Lavoro pubblico – Blocco del turn-over ed esuberi Quali ricadute nelle Marche ?   Le soluzioni “salvifiche” che si attendevano dal lavoro di Carlo Cottarelli sono in realtà l’ennesimo esercizio ragionieristico, la soluzione è sempre la stessa: blocco del turn-over, questa volta totale  ed esuberi, questa volta, 85mila lavoratori.   Il pubblico impiego, oltre ad aver subito una cura da cavallo sotto il profilo delle retribuzioni è stato ampiamente prosciugato ed è destinato a scendere sotto la soglia psicologica dei 3 milioni di lavoratori.   Nella nostra Regione operano 83.077 fra lavoratrici e lavoratori pubblici pari al 2,52% del totale su base nazionale, così suddivisi :  3.315 – nel comparto Ministeri, Prefetture e Carceri ; 1.462 – comparto Agenzie Fiscali ; 7.993 – comparto vigili del fuoco più Corpi di Polizia ; 1.687 – nelle Forze Armate ; 188 – nella Magistratura ; 28.639 – nel comparto Scuola ; 3.056 – nel comparto Università 74 – nel comparto Enti di Ricerca 1.373 – nel comparto enti pubblici non economici INPS INAIL 15.079 – nel comparto Regioni ed Autonomie Locali 20.211 – nel comparto sanità pubblica.Il che significa che nella Regione Marche gli esuberi e quindi i lavoratori a rischio, potrebbero essere quantificati in   2.100 dipendenti pubblici.    Una riflessione ulteriore riguarda poi le istituzioni locali. Nelle Marche quando parliamo di Autonomie Locali, ci riferiamo a 15.079 lavoratrici e lavoratori, dei quali circa 2.200 sono presenti nelle attuali cinque province marchigiane. Il numero dei dipendenti comunali per 1.000 abitanti vede le Marche, seppur di poco, comunque già sotto la media nazionale ( 7 per mille contro il 7,44 per mille quale valore nazionale). La riduzione della spesa pubblica attraverso tagli lineari ha già inciso notevolmente sia sulla garanzia dei servizi ai cittadini sia sulle condizioni di lavoro del personale impegnato nelle istituzioni locali mentre aumenta l’incertezza ed il disorientamento soprattutto fra i lavoratori delle Province, dei Comuni ma anche delle Camere di Commercio. La spesa inutile per “eccellenza” e quindi da tagliare viene ritenuta, in modo  demagogico, quella relativa alle Province, senza che sia stata elaborata una strategia  per affrontare in maniera adeguata il tema del complessivo riassetto del territorio, senza cioè ridisegnare funzioni e competenze dell’intero sistema sub-regionale. In primis andrebbe, invece, affrontato il tema del riordino degli enti strumentali, agenzie, società partecipate e consorzi non strettamente collegati alle funzioni istituzionali, una miriade di società partecipate che esercitano impropriamente le funzioni che la Costituzione assegna alle autonomie territoriali.   

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