“Precariato e bassi salari: sindacato e politica si confrontano per ricomporre le fratture”: è il titolo del convegno, in programma venerdì 28 giugno, promosso dalla Cgil Marche, presenti Eleonora Fontana, segretaria regionale Cgil Marche, Giuseppe Santarelli, segretario generale Cgil Marche, Andrea Lassandari, docente Diritto Lavoro Università Bologna, Arturo Scotto, deputato Pd, Roberto Cataldi, senatore M5S e Franco Mari, deputato AVS. Le conclusioni sono di Maria Grazia Gabrielli, segretaria nazionale Cgil. Al centro del dibattito, i bassi salari dei lavoratori delle Marche.

I DATI – Nelle Marche, i salari sono tra i più bassi in Italia. In particolare, secondo l’ultima indagine Ires Cgil su dati Inps 2023, i lavoratori più poveri sono quelli che lavorano nel settore alberghi, ristorazione, e agenzie di viaggio, con uno stipendio lordo annuo di 8.723 euro, seguono quelli dei servizi alla persona con 10.181 euro, quindi le attività artistiche, sportive, musei e associazioni con 11.403 euro annui. La classifica prosegue con gli insegnanti e gli educatori e i 14.648 euro lordi annui che percepiscono, quelli dell’assistenza sanitaria e sociale con 16.076 euro,  e poi ci sono i lavoratori dell’attività informatica, di ricerca, servizi alle imprese con 16.669 euro. E non è finita qui:  seguono i lavoratori delle industrie alimentari , bevande e tabacco con 16.752 euro, l’edilizia con 19.798 euro, il commercio  con 19.995.  Quindi, quelli dell’abbigliamento, calzature e pelli con 20.263. i più ricchi della classifica sono i lavoratori delle estrazioni di minerali da cave e miniere con 46.194 euro, e poi ci sono quelli delle attività finanziarie e assicurazioni con 44.310, a metà classifica resistono i lavoratori dei mobili con 24.319 e la meccanica  con 27.383.

L’ANALISI –Giuseppe Santarelli, Segretario Generale della Cgil Marche: “Ricomporre le fratture significa da una parte quelle tra le proposte del movimento sindacale e quelle della politica, dall’altra le fratture che si sono determinate all’interno della società, che si manifestano anche attraverso l’astensione al voto e dall’impossibilità per molti di avere un salario dignitoso.”

Spiega Eleonora Fontana, segreteria regionale Cgil Marche – “Nelle Marche, a pesare per lavoratori e famiglie, è la retribuzione media,  più bassa rispetto al  Paese. La causa è da ricercare nell’elevata percentuale di contratti part-time (che incide anche sui contratti a tempo indeterminato), oltre che ad una elevata presenza di lavoratori intermittenti e in somministrazione. Nel 2023 abbiamo assistito ad una crescita dell’occupazione, ma molto meno accentuata rispetto alla media nazionale e soprattutto nei settori con retribuzioni più basse. Disuguaglianze inaccettabili che tentiamo di ridurre con la contrattazione e ai tavoli di confronto ai vari livelli”.