ASSUNZIONI E CESSAZIONI: periodo “gennaio-luglio” 2016 – LAVORATORI MARCHIGIANI SEMPRE PIU’ PRECARI: UN RECORD NELLA REGIONE

   CGIL Marche   IRES Marche  ASSUNZIONI E CESSAZIONI: periodo “gennaio-luglio” 2016 LAVORATORI MARCHIGIANI SEMPRE PIU’ PRECARI: UN RECORD NELLA REGIONE   Ancona, 23 settembre 2016 – Nei primi sette mesi del 2016 nelle Marche crollano, più che altrove, le assunzioni a tempo indeterminato: le aziende marchigiane hanno assunto 79mila persone,il 10,7% in meno rispetto allo stesso periodo 2015. Un record vero e proprio per i lavoratori marchigiani, sempre più precari.La maggior parte dei neo assunti ha un contratto a termine (76,8%), il 17% è stato assunto con un contratto a tempo indeterminato e solo il 6,2% come apprendista.  Le trasformazioni di contratti di apprendistato in contratti a tempo indeterminato sono state 1.888 con un incremento del 4% rispetto al 2015. Le trasformazioni dei tempi determinati in contratti stabili ammontano a 4.748, il 40% in meno rispetto ai primi sette mesi del 2015.  Le cessazioni di lavoro sono state 62mila con la creazione di un saldo positivo “assunzioni – cessazioni”  (pari a 17mila posti di lavoro) ma solo in termini complessivi: il saldo tra assunzioni e cessazioni per i contratti a tempo indeterminato continua ad essere negativo (-6.661).  Rispetto ai valori medi osservati per il centro Italia e per il Paese nella sua totalità, la situazione delle Marche è peculiare. Osserva, infatti, Novella Lodolini, responsabile regionale Ires Cgil: <Le assunzioni a tempo indeterminato si riducono ovunque ma nelle Marche la contrazione è più marcata rispetto alla media italiana (-42,5% contro -33,7%)>. Non solo. Secondo Lodolini, <le assunzioni a tempo indeterminato nelle Marche costituiscono una percentuale più bassa delle assunzioni totali rispetto all’incidenza rilevata nel centro Italia e in totale nel Paese (17,3% contro 22,9% e 24,63%)>. Infine, <le assunzioni a tempo determinato nelle Marche sono il 76,8% del totale delle assunzioni contro il 72,3% del Centro Italia ed il 71% come media nazionale>. Insomma, cresce ancora la precarietà. 


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