LA FESTA DEL LAVORO E DEI DIRITTI. E LA CGIL SCENDE IN PIAZZA IL 6 MAGGIO

CGIL Marche  LA FESTA DEL LAVORO  E DEI DIRITTI. E LA CGIL SCENDE IN PIAZZA IL 6 MAGGIO   di Gianni Venturi, Segr. Gen. Cgil Marche In questi giorni la grande stampa nazionale, ed in particolare le redazioni delle grandi città da Torino a Milano,  a Roma e Firenze, si è occupata del 1° maggio.Per una sorta di legge del contrappasso se n’è occupata non per richiamarne le origini (la lotta e la vittoria dei sindacati di tutto il mondo per porre un limite ad orari di lavoro lunghissimi e al domicio sulla loro prestazione) ma per la scelta di tenere aperti gli esercizi commerciali e la grande distribuzione organizzata.I sindacati hanno deciso di rispondere con lo sciopero: decisione nata a Firenze ma che si è estesa a tutte le realtà del Paese.Nelle reazioni e nei commenti di questi giorni si è arrivati a sostenere che, da un punto di vista liberale, ciò suona come un’insopportabile violazione della libertà dei consumatori: “e se poi il prosciutto crudo che hanno comprato non faranno a tempo a mangiarlo e dovranno buttarlo nella pattumiera…”  sarà soltanto la conferma del grado di libertà raggiunto.Solo in un Paese che ha letteralmente perso il senso ed il rapporto tra i fatti e le opinioni si possono sostenere enormità del genere.Come se la riduzione dei consumi dipendesse dalla chiusura dei negozi il 1° maggio e non invece da una riduzione del reddito disponibile e da una crisi che viene “scoperta” per l’occasione dopo essere stata sistematicamente negata. Come se l’idea che possa esistere un consumatore critico, consapevole in grado persino di pensare alla necessità di modelli di produzione e di consumo sostenibili produca “ un’insopportabile violazione delle libertà”.Come se l’idea che non tutto, ed in particolare il lavoro, possa essere ricondotto a merce qualsiasi di scambio, produca in tanti un  fastidio insostenibile.Nessuno che abbia scritto o detto delle condizioni di chi lavora nel settore del commercio: salari bassissimi, flessibilità da impedire una vita normale, part-time cortissimi, pretese di dimissioni in bianco all’atto dell’assunzione, precarietà diffusa, peggioramento delle tutele a cominciare da quelle in caso di malattia.Nessuno che abbia scritto o detto delle ansie e delle paure di lavoratori, cassintegrati, pensionati che non arrivano alla terza settimana del mese e che potrebbero trovare persino offensivo questo dibattito sulla modernità del libero consumo.Non credo che i lavoratori della Fincantieri piuttosto che quelli dell’Antonio Merloni, le migliaia di giovani che non studiano e non lavorano nella nostra regione, i precari della scuola licenziati, abbiano come preoccupazione primaria quella di trovare aperti i negozi ed i centri commerciali il 1° maggio.E se persino una “firma” come quella di Panebianco riesce a prendere sul serio la proposta dell’On. Ceroni da Monterubbiano di cambiare l’art. 1 della Costituzione sostenendo che “i liberali di questo Paese hanno sempre vissuto con grande disagio il fatto che la Costituzione si apra, anziché con un omaggio alla libertà, con una formulazione così lontana dei principi della tradizione liberale”, significa che non siamo in presenza della solita, ricorrente polemica.Siamo piuttosto in presenza di una tesi, quella della presunta inconciliabilità dei diritti di libertà con i diritti del lavoro, che rischia di rovesciare il senso del 1° maggio e cioè che libertà e lavoro sono valori inscindibili, costitutivi e costituenti la nostra democrazia repubblicana. Non esistono gli uni senza gli altri, non può esistere democrazia senza diritti di libertà, non può esistere il lavoro senza diritti.E’ in fondo questa la piattaforma dello sciopero generale del 6 maggio: per oggi buon primo maggio a tutti !                                                                                                                     

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