PRIMO MAGGIO 2019: EUROPA, LAVORO, DIRITTI E SVILUPPO

 Daniela Barbaresi, Segretaria Generale CGIL Marche  Quest’anno CGIL CISL UIL hanno scelto Bologna, per celebrare la Festa dei Lavoratori con un messaggio chiaro e preciso in vista delle elezioni del 26 maggio: “Lavoro, diritti, stato sociale. La nostra Europa”. L’Europa che vogliamo: più forte, solidale e giusta. Un’Europa nuova, vicina a lavoratori e cittadini, capace di combattere le diseguaglianze economiche e sociali e dare soprattutto ai giovani, prospettive di sviluppo, lavoro e diritti. E’ necessario, in Europa, come in Italia, ridare valore al lavoro, presupposto di sviluppo e coesione. Il lavoro, che negli anni, complici la crisi e scelte politiche sbagliate, è diventato sempre più incerto, fragile, povero e troppo spesso insufficiente a garantire quella vita libera e dignitosa che la Costituzione riconosce. Dai recenti dati dell’INPS, nelle Marche sono state presentate oltre 18 mila domande di reddito di cittadinanza: dati che ci parlano della difficoltà di molte famiglie nelle quali, spesso anche avere un lavoro non basta a uscire da una condizione di disagio e marginalità, soprattutto se quel lavoro è incerto, precario, povero.Certo, nell’ultimo periodo c’è stata una significativa crescita dell’occupazione, ma di che lavoro si tratta? Nelle Marche, su 417 mila lavoratori dipendenti privati, 142 mila hanno un part time, spesso involontario, 105 mila un contratto a termine, 30 mila sono intermittenti, 24 mila somministrati: numeri di una precarietà che cresce in modo esponenziale, mentre, in dieci anni, 60 mila posti di lavoro a tempo pieno e indeterminato sono stati erosi e sostituiti da lavoro discontinuo, parziale e povero. Ciò significa che le imprese hanno scaricato sui lavoratori gran parte del peso della crisi e della competitività, determinando peggiori condizioni di lavoro, minori tutele e anche retribuzioni insufficienti e diseguali.Peraltro nelle Marche le retribuzioni medie oltre a essere notevolmente più basse del resto d’Italia, continuano anche a diminuire, con quasi un terzo dei lavoratori dipendenti che percepisce meno di 10 mila euro lordi annui.C’è un circolo vizioso tra precarietà, bassi salari, domanda interna stagnante e bassa crescita che rende necessario porre la questione salariale al centro del dibattito del Paese. Inoltre, bassi salari e lavoro precario sono anche indici di un sistema produttivo povero e fragile che troppo spesso ha cercato la scorciatoia di competere sul basso costo del lavoro, anziché puntare su investimenti, innovazione, tecnologia, digitalizzazione, qualità, produttività e valorizzazione delle competenze.E’ dunque necessario e urgente intervenire con due strumenti: contrattazione e fisco. Sul versante contrattuale, la strada principale è costituita dai CCNL a cui si aggiunge la contrattazione decentrata, che però deve essere estesa e consolidata, visto che oggi interessa una parte ancora minima di lavoratori e imprese. Dunque, più che del salario minimo, c’è bisogno di garantire che i CCNL firmati da organizzazioni sindacali e datoriali effettivamente rappresentative, siano pienamente esigibili ed efficaci per tutti, erga omnes, dando cosi piena attuazione all’art. 39 della Costituzione attraverso una legge sulla rappresentanza sindacale. Occorre contrattare l’innovazione, l’organizzazione del lavoro e gli obiettivi produttivi, mettendo al centro la qualità del prodotto e anche quella del lavoro, investendo nella professionalità e nelle competenze dei lavoratori, stabilizzando e non precarizzando il lavoro. La contrattazione deve essere più inclusiva e unificare il mondo del lavoro, a partire dal sistema degli appalti, spesso sinonimo di destrutturazione del ciclo lavorativo, sfruttamento e irregolarità.E’ necessario però che anche le imprese facciano fare la loro parte, con il coraggio e l’orgoglio di raccogliere questa sfida: in gioco ci sono le prospettive del sistema produttivo e del Paese, ma soprattutto c’è il valore del lavoro. Ci sono le persone: la loro intelligenza, l’impegno, la passione, la dignità e i diritti.  Buon Primo maggio!   

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