IL RISPETTO DI UN DIRITTO NON SI TRADUCA IN UN’ ULTERIORE E INGIUSTA VESSAZIONE DEGLI OPERATORI DELLA SANITA’ MARCHIGIANA

   Alessandro Pertoldi – Segretario Regionale Funzione Pubblica CGIL   IL RISPETTO DI UN  DIRITTO NON SI TRADUCA IN UN’ ULTERIORE E INGIUSTA VESSAZIONE DEGLI OPERATORI DELLA SANITA’ MARCHIGIANA    Dal 25 novembre 2015 l’articolo 14 della legge 161 del 2014 produrrà i suoi effetti per tutti i dipendenti pubblici del servizio sanitario nazionale.  Non sarà infatti più possibile derogare sulle 11 ore minime di riposo giornaliero, sulle pause, sul lavoro notturno e sulla durata massima dell’orario di lavoro settimanale. Stop alle deroghe dalla vigente legislazione e stop anche per le deroghe previste oggi dalla contrattazione collettiva. Ci piacerebbe sapere come le diverse aziende del nostro Servizio Sanitario Regionale intendano procedere non potendo più neppure pretendere l’applicazione delle deroghe concordate in sede contrattuale. Ad oggi, non ci risulta che la Regione Marche abbia provveduto in tal senso. Questa modifica di legge recepisce un obbligo derivante dall’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea che come CGIL abbiamo condiviso e sollecitato. E’ ovvio che l’impatto sull’organizzazione del lavoro non sarà certo marginale, soprattutto considerando che il contenimento della spesa per il personale ha ridotto all’osso gli organici, in cronica sofferenza e gli spazi di gestione in sede di contrattazione aziendale. Va ricordato che nelle Marche la spesa per il personale  è tornata ai valori del 2008. Il silenzio  su questa materia ci fa pensare che si sta dando per scontato che sarà l’organizzazione del lavoro a far fronte a questa disposizione che, non dimentichiamolo, ha lo scopo di tutelare la salute e la sicurezza delle lavoratrici e dei lavoratori del Servizio Sanitario e di conseguenza dei cittadini  e dei loro bisogni. Vogliamo dirlo in modo chiaro che riteniamo non accettabile qualsiasi tentativo di scaricare sull’aumento dei carichi di lavoro l’applicazione di un sacrosanto diritto di tutela. Riteniamo dunque sia indispensabile una presa d’atto di questa situazione con la consapevolezza che mantenere le medesime quantità e qualità di servizio, senza sbloccare concretamente le assunzioni è improponibile. L’impatto di questa normativa rilancia con forza la necessità di procedere ad aprire con la Regione Marche  un confronto serio sulle dotazioni organiche, procedendo alle assunzioni necessarie, a partire dalla stabilizzazione dei precari ed a riportare al tavolo delle trattative l’organizzazione del lavoro. Non siamo disposti ad accettare che, per recepire la giusta norma, si impongano al personale modifiche unilaterali dei turni di lavoro che comportino nuovi ed ancor maggiori sacrifici tanto nell’ambiente lavorativo quanto in quello famigliare. Così facendo si metterà  seriamente a rischio l’integrità psico-fisica dei lavoratori,  con ricadute  che possono essere pericolose per le prestazioni sanitarie che devono essere erogate. 

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